Il muro raddoppia: le proteste del quartiere.

SAN MICHELE. Un comitato spontaneo organizza una raccolta di firme.

«Nel Vangelo si moltiplicano pani e pesci, nella nostra piazza i muri». La battaglia dei residenti di San Michele riparte. Dopo il sit-in di giovedì scorso tornano alla carica: «Non solo non hanno buttato giù il primo muro ma ne stanno addirittura costruendo un altro. I politici non possono ignorare il volere popolare, devono essere demoliti», ribadiscono all’ombra della chiesa della Madonna Miracolosa. Mentre il comitato di quartiere fa partire una raccolta firme – con due presidi, in via Redipuglia e al mercato di via Quirra – padre Beniamino Gallistru invoca la benevolenza dell’amministrazione: «Questi muri non piacciono a me, ai miei confratelli e nemmeno ai cittadini. Sono bruttissimi e creano una divisione tra la chiesa e il popolo», osserva. «Ci era stato parlato di un muretto divisorio, non certo di due giganti di cemento di oltre cinque metri d’altezza. La speranza di tutti è che vengano ridimensionati».

«Stanno costruendo un bunker. Forse l’amministrazione vuole tutelarci in caso di attacco aereo», commenta sarcastico Claudio Mudu, portavoce del comitato cittadino San Michele e dintorni. Indica la recinzione metallica, dove gli operai danno il via libera alla prima colata di cemento sullo scheletro che preannuncia l’arrivo di un secondo muro di Berlino (così l’hanno ribattezzato gli abitanti del rione). Stesso spessore (60 centimetri), altezza identica (cinque metri), e quattro metri in più di lunghezza rispetto ai 19 del precedente. «Eravamo contrari al primo, figuriamoci a questo nuovo scempio. In questo modo si continua a blindare la chiesa», polemizza Mudu, riportando il malcontento generale. «La cosa più triste è che non riusciamo ad avere incontro con il sindaco. L’abbiamo cercato più volte, senza ottenere risposta. Comunque non ci fermeremo: questi muri devono sparire».

Intanto la questione arriva tra i banchi del Consiglio. Giovanni Dore, rappresentante di Sardegna Pulita, martedì ha presentato un’interrogazione chiedendo di «ridurre l’impatto del muraglione». Il suo collega del Pd Maurizio Chessa ha chiesto se il progetto fosse stato rispettato. L’assessore ai Lavori pubblici Luisa Anna Marras ribadisce quanto già detto: «Non si tratta di un muro divisorio. L’obiettivo è mettere in connessione la piazza con la chiesa, consentendo un’agibilità alla parrocchia che sino a ora non c’era. Conclusi gli interventi l’impatto sarà diverso».

da L’UNIONE SARDA (S. Marci)

video intervento Giovanni Dore

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