Tuvixeddu, riecco i fantasmi del 2006.

Da qualsiasi angolazione la si guardi la vicenda si presenta surreale e di difficile interpretazione. Ma da mercoledì ci sono 77 milioni di motivi per cercare di capirla meglio. Tanti quanti gli euro che il Collegio arbitrale chiamato a dirimere la questione Tuvixeddu ha stabilito che la Regione dovrà versare alla Nuova iniziative Coimpresa di Gualtiero Cualbu. E che la vicenda sia delicatissima lo si capisce anche dalla circospezione che il mondo della politica sta utilizzando nei commenti. Non solo: è difficilissimo trovare un legale che, da terzo, voglia commentare tecnicamente l’esito del Lodo.

INTERROGATIVI Le domande sul tavolo sono sostanzialmente quattro. La Regione dovrà davvero pagare i 77 milioni di euro stabiliti dal Collegio arbitrale come risarcimento, dopo che nel 2006 il mutato quadro legislativo ha impedito la realizzazione dei progetti di edilizia residenziale previsti dall’Accordo di programma del 2000? Dove prenderà, nel caso, i soldi? E a chi sarà giusto attribuire la colpa? Che ne sarà di un’area (soprattutto quella del Parco), oggi abbandonata a se stessa?

LA STORIA L’Accordo di programma tra Comune, Regione e un pool di privati (il più grosso è Coimpresa) prevedeva il recupero delle aree tra Tuvixeddu e Tuvumannu, con la realizzazione di un grande parco archeologico (lo avrebbero dovuto realizzare i privati, cedendolo poi gratuitamente al Comune), di alcuni assi viari e di consistenti insediamenti abitativi: case singole, bifamiliari e palazzi. Il tutto con un grande punto interrogativo: i vincoli archeologici (in quell’area sorgeva una immensa necropoli) e quelli minerari (legati all’intensa attività di cava svoltasi nella zona). La firma del 2000, con officiante l’allora sindaco Mariano Delogu, sembrò superare tutto. E le tante polemiche, le segnalazioni alla magistratura e i ricorsi non fermarono i cantieri. Fino a quando, nel 2006, il presidente della Regione Renato Soru non decise di estendere i vincoli.

L’EFFETTO Blocco totale, nemmeno una pietra può più essere spostata. A questo punto a fare i ricorsi è Coimpresa: vince al Tar, rivince (solo parzialmente) al Consiglio di Stato. Fino a quando, però, successivi pronunciamenti della magistratura amministrativa riconoscono i diritti della Regione e sanciscono la chiusura dei cantieri. Nel frattempo partono alcune inchieste penali: una su alcuni funzionari pubblici, un’altra su Cualbu e un’altra sull’operato dell’amministrazione regionale. Quasi tutte si chiudono con l’archiviazione, tranne quella che riguarda, tra l’altro, l’assunzione da parte di Coimpresa della figlia di un dirigente che ha rilasciato un nullaosta ambientale e paesaggistico. Nel 2009 il cambio della guardia in Regione, tra Soru e Cappellacci. Ma a Tuvixeddu non cambia nulla.

IL RISARCIMENTO Nel 2010, richiamando la clausola compromissoria presente nell’Accordo di programma, Coimpresa gioca la carta dell’arbitrato e chiede il risarcimento. La Regione si oppone e arriva a negare la nomina del suo rappresentante nel Collegio. A deciderla è allora il presidente del Tribunale di Cagliari, che sceglie l’ex presidente di Corte d’Appello Gianni Olla, che va ad affiancarsi al presidente emerito della Consulta Franco Bilé e al docente de La Sapienza Nicolò Lipari.

L’ADVISOR I tre decidono di avvalersi di un advisor internazionale (la Deloitte) per stabilire parametri oggettivi che portino alla determinazione dell’ammontare del risarcimento. E da più parti arrivano esposti, ricorsi e proteste per i criteri adottati, che sono poi quelli che hanno portato alla determinazione dei 77 milioni di euro. La Regione – ha fatto sapere il governatore Cappellacci – quei soldi non ce li ha. E se mai fosse costretta a versarli promette di rivalersi, attraverso la Corte dei Conti, sugli amministratori che potrebbero aver causato il danno erariale.

I RESPONSABILI Pare quasi scontato puntare il dito sulla Giunta Soru e sulla dirigenza regionale dell’epoca, ritenendo che l’esito del lodo abbia stabilito un’evidente responsabilità. Gualtiero Cualbu, dal versante Coimpresa, sostiene invece che niente è cambiato nell’ultimo quadriennio, con la gestione del centrodestra. E che, dunque, i giudici contabili potrebbero intravedere nella “continuazione” una certa corresponsabilità: «Non hanno mai nemmeno risposto alla nostra disponibilità per trovare una soluzione stragiudiziale». L’unica cosa certa è che il Lodo ha stabilito che Coimpresa ha subito un danno e che questo è nato da una legislazione regionale (2006, era Soru) che ha cambiato le carte in tavola rispetto a un accordo liberamente firmato nel 2000.

IL FUTURO Pare certo che la Regione proporrà ricorso contro il pronunciamento del Collegio arbitrale, per evitarne l’esecutività. Ci sono 90 giorni di tempo, più quelli delle ferie estive. Resta da capire cosa deciderà la Corte d’Appello di Roma, quando esaminerà la richiesta. C’è un precedente in questa vicenda, ancorché molto diverso: quando l’ex presidente Soru e l’ex assessore Sanna proposero ricorso, chiedendo di essere ammessi al Lodo non ottennero la sospensiva e la Corte fissò l’udienza di merito per il 2017. E se accadesse la stessa cosa?
Probabile, dice a taccuino chiuso più di un tecnico, che la Regione sia chiamata a pagare almeno una provvisionale, che potrebbe essere tra il 30 e il 50% della cifra stabilita dall’arbitrato. E allora si tornerebbe al punto di partenza: dove trovare, in tempi di crisi, cifre comprese tra i 25 e i 38 milioni di euro? E su chi sarebbe poi possibile rivalersi?

Reazioni Commenti prudenti: «Paghi chi ha sbagliato» Nessuno vuole commentare. Il sardista Paolo Maninchedda chiede di essere esentato. Ma è impossibile non riandare con la memoria ai tempi in cui, in Aula, invitava sia la passata che l’attuale Giunta regionale a riconoscere le rimostranze di Coimpresa e a trovare soluzioni per arrivare a una transazione. L’ex sindaco Delogu ricorda che «l’Accordo di programma venne adottato dopo un confronto democratico in Consiglio, col voto anche dell’opposizione, nonostante fosse mio potere firmarlo. Tutto cambiò con l’arrivo di Soru. Il danno alla collettività? Lo stabilirà la Corte dei Conti». Il consigliere comunale dell’Idv Giovanni Dore confida in un ribaltamento del pronunciamento: «A mio avviso la conferma dei vincoli, avvenuta in sede giudiziaria, fa decadere il diritto al risarcimento». Il senatore Emilio Floris, a sua volta ex sindaco, pensa al danno subito dalla città: «Abbiamo perso il parco archeologico, di questo non risponde nessuno?».

da L’UNIONE SARDA (Anthony Muroni)

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