Nuovo Stadio, il motivo del mio “non” voto.

di Giovanni Dore 

Nei 5 anni di attività politica ho improntato a trasparenza e ragionamento ogni scelta che ho fatto. Popolare o meno che fosse. 

Ma quando l’altro giorno, dopo un complesso lavoro di gruppo, ho messo in rete i dati (>>leggi) del confronto tra i 3 stadi comunali oggetto di accordi massivi coi comuni di riferimento, mai avrei pensato di suscitare un tale dibattito: quasi 3.500 letture, richiami in quasi tutti i blog e nei giornali on line e persino un paginone sul principale quotidiano cittadino che mi ha chiesto l’autorizzazione alla pubblicazione della tabella. Di contorno sono arrivati complimenti, critiche, ringraziamenti e insulti. 

Se la politica funzionasse bene, su ogni tema principale si potrebbe discutere in questo modo (escludendo gli incivili) per poi decidere. Invece avviene sempre il contrario. 

Se lo streaming della seduta consiliare non si fosse anomalmente interrotto proprio al termine dell’intervento del Sindaco, silenziando tutti gli altri consiglieri credo che gli appassionati del tema si sarebbero fatti un’idea più compiuta di tutte le questioni. Ma tant’è abbiamo un collegamento di preistorica generazione (inaccessibile ai dispositivi apple ed alla maggior parte degli smartphone). Il mio, chi ha interesse, puó ascoltarlo qui. 

L’estrema sintesi del mio pensiero è il seguente: 

1) la proposta della Cagliari Calcio S.p.A. – pur completamente diversa da quanto deciso dal  Consiglio Comunale e Giunta fin dal 2012 (>>leggi) - era seria, valida e di interesse per la città. Ovviamente privilegia l’interesse privato rispetto a quello pubblico (da imprenditore, avrei ragionato anche io così); 

2) visti i numeri, che secondo i calcoli del proponente generano ricavi di gestione per non meno di 4,5 milioni di euro l’anno e tenuto conto delle scelte fatte a Torino ed Udine, il Consiglio Comunale aveva la possibilità di porre “le condizioni necessarie per ottenere i successivi atti di assenso al progetto” (art. 1, comma 304, lett.a L.147/2013 c.d. “legge stadi”).

3) Nel caso per me tali condizioni potevano essere:

a) la riduzione degli spazi commerciali (che per legge devono essere “strettamente funzionali alla fruibilità dell’impianto ed al raggiugimento dell’equilibrio economico-finanziario dell’iniziativa”); 

b) il computo di un canone di concessione e la riduzione del contributo comunale di 10 milioni

c) l’aumento della capienza a 30 mila posti secondo gli standard imposti dalla Uefa per gli Europei del 2020 (>>leggi), in assenza dei quali a Cagliari non potranno più tenersi fasi finali nè degli Europei, né dei Mondiali (come avvenuto nel 1990). 

Tali proposte le avevo già fatte in maggioranza non appena ho potuto studiare la pratica (che mai ci era stata mostrata nei mesi scorsi). 

Nel corso della serata ho anche mandato un sms al Sindaco dicendo “se aumentiamo la capienza a 30mila e impegniamo il contributo per altra impiantistica sportiva, voto a favore“. 

Ho aspettato fino alla sua replica per capire se vi era una minima apertura. Nulla. La scelta è stata conseguente. 

Ero d’accordo sul nuovo stadio e quindi non potevo votare NO. 

Non ero d’accordo sul fatto che non si fosse provato ad accogliere nemmeno uno dei predetti indirizzi, pertanto non potevo votare SÌ.

Mentre l’astensione significa non avere una opinione definitiva. 

Non partecipare al voto, senza nemmeno perdersi in inutili polemiche, era dunque per la mia coscienza un atto dovuto. 

La città avrà un nuovo stadio e questo sicuramente è un risultato positivo. Il fatto che la parte politica dell’amministrazione decida di non dare indirizzi sulle proposte dei privati è invece un aspetto negativo. 

Ma di questo ci sarà occasione di riparlarne.

(1864)

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